Il 24 gennaio 2025 La Divergente ha organizzato una riunione con colleghi che lavorano in Campania nell’ambito delle neuro-atipicità. L’evento è stato patrocinato AIDAI Campania e RITADHD.
All’invito hanno risposto una decina di persone, tra clinici, ingegneri, ricercatori, presidenti e referenti di associazioni; tutte persone che lavorano nell’ambito delle neuro-atipicità, tra ADHD, autismo e dislessia.
La riunione è stata suddivisa in quattro tematiche tra loro connesse da un filo comune: la neuro-atipicità come complessità non scindibile in categorie rigide.
I primi colleghi che hanno preso parola sono stati il dott. Stefano Bramante e la dott.ssa Jessica Peluso, i quali non lavorano in Campania, ma facendo parte del gruppo La Divergente hanno dato la loro disponibilità ad aprire delle tematiche di discussione; successivamente la dott.ssa Carmen Napolitano, presidente AIDAI Campania, e il dott. Luciano Tomei, psicologo-psicoterapeuta , hanno concluso questa giornata con altre due tematiche tra loro connesse (per maggiori info, consulta il programma).
La discussione è stata accesa e sono stati toccati punti fondamentali per la comprensione della problematica “neuro-atipicità”.
Inoltre, al di là dei centri prescrittori, un punto forse cruciale è quello legato al concetto di neuro-atipicità. Un punto di vista interessante che è stato discusso è legato al fatto che si pensa a funzionamenti atipici come ADHD, autismo e dislessia come funzionamenti a se stanti. Nella pratica clinica e nella realtà dei fatti è veramente molto complicato trovare una persona con un funzionamento per così dire “puro”; in realtà la neuro-atipicità abbraccia una complessità molto più ampia. Questo ci porta a pensare che gli specialisti, psicologi e medici, dovrebbero considerare questo aspetto e non iperspecializzarsi solo su un singolo punto, perché altrimenti ci perderemmo la complessità del paziente e non saremmo in grado di aiutarlo fino in fondo. Questo forse è il dilemma che da anni ci poniamo con i manuali diagnostici come il DSM e l’ICD.
Allo stesso modo, però, sembrerebbe che i centri pubblici non considerino questo aspetto e non mettono in condizione il clinico di formarsi secondo le modalità più all’avanguardia. Ma la domanda che ci poniamo è: è responsabilità dei centri o responsabilità del clinico, sia pubblico che privato?
Nel pubblico, la problematica purtroppo riguarda il percorso diagnostico, il trattamento farmacologico e il trattamento psicoterapeutico, in modo più specifico, del funzionamento ADHD nel paziente adulto. I centri attivi in Campania sembrerebbero essere due ma hanno liste d’attesa di più di un anno (da ritenerci fortunati, visto che in Piemonte la lista è di circa tre anni).
Inoltre, mancano ancora normative e regolamenti rispetto alla prescrizione farmacologica e linee guida regionali (non tutte le regioni le hanno formulate, la Campania è tra queste) e nazionali da seguire per aiutare il paziente nella gestione delle sue manifestazioni, ma sembrerebbe al momento tutto ancora in forse, anche se il 20 gennaio 2026 si è tenuto il convegno “salute mentale e ADHD: attualità e prospettive per la costruzione di un piano di resilienza per il futuro dei giovani e degli adulti” alla Camera dei Deputati che ci porterebbe a pensare che ci stiamo muovendo verso una pianificazione futura. Stiamo a vedere il futuro cosa ci riserva.
E infine: il ruolo del clinico nel ragionare con il paziente neuro-atipico deve andare più sulla cura o più sulle necessità del paziente? Qui si dovrebbe aprire un discorso molto più complesso legato al concetto di neuro-atipicità e di minoranze all’interno di minoranze; tale discorso è stato accennato ma le tempistiche non ci hanno permesso di ragionare a fondo.
Mentre, un’ultima denuncia arriva nel momento in cui si è parlato dell’agire pratico del clinico: diagnosi e trattamento. Appena questo discorso è stato toccato, ecco che la discussione ha preso una piega più passiva. Non c’è interesse? Non ci sono riferimenti bibliografici aggiornati che ci permettano di aprire una discussione su cosa sia più consono?
Per riassumere, questa riunione ha aperto tanti spunti di riflessione e tante domande. Le risposte sono ancora molto lontane ma una cosa è certa: il lavoro è enorme e ci vorrà molto tempo e tanta volontà da parte di clinici, strutture e associazioni per avere dei risultati solidi.
La Divergente



